venerdì 19 dicembre 2008

Brasile: Trovati i resti del "Vagabondo dei laghi".

In Brasile sono stati ritrovati i resti fossili del più grande tra gli pterosauri sdentati fino ad oggi conosciuti, battezzato col nome di Lacusovagus magnificens (vagabondo dei laghi).
Il paleontologo inglese, Mark Witton ha identificato questa nuova specie, dall’analisi dei resti fossili di un cranio. Si tratta dell’unico esemplare di questo gruppo, ritrovato fuori dalla Cina. Alto più di un metro e con un’apertura alare di circa 5 metri, il Lacusovagus magnificens è la più grande specie mai classificata della famiglia chaoyangopteridae. "Gli esemplari che abbiamo classificato in Cina" dice Witton "sono lunghi al massimo 60 cm, praticamente quanto il cranio di Lacusovagus".
La scoperta del plesiosauro che volava nei cieli Brasiliani di 115 milioni di anni, sottolinea che si sa ancora molto poco sulla distribuzione e sull’evoluzione di questa famiglia di dinosauri.

giovedì 18 dicembre 2008

Erba di San Giovanni: alternativa naturale al Prozac.

L’erba di San Giovanni è migliore del Prozac nella cura della depressione. Questo è quanto emerge da uno studio effettuato dai ricercatori del Centro di Medicina Complementare di Monaco di Baviera i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Coochrane Library. Si tratta del più importante studio finora condotto sulle proprietà farmacologiche di questa pianta. Gli scienziati hanno analizzato 29 ricerche precedenti, nelle quali sono stati coinvolti complessivamente 5.489 pazienti affetti da depressioni lievi, moderate o gravi. Ad una parte di questi è stato somministrato per un certo periodo un preparato a base di Hypericum perforatum (questo il nome scientifico dell’Erba di San Giovanni), ad un altro gruppo un placebo, mentre gli altri pazienti sono stati curati con degli antidepressivi classici.
Dall’analisi dei risultati è emerso che la terapia a base di Hypericum ha avuto la stessa efficacia del Prozac e del Seroxat nel trattamento delle depressioni lievi e moderate, con addirittura una minore insorgenza di effetti collaterali. Si è rivelata inefficace invece nei casi di depressione grave. Tuttavia non è ancora noto quale sia il meccanismo d’azione del Hypericum. È stato ipotizzato che il principio attivo della pianta, l'Ipericina, sia in grado di inibire l’enzima responabile del metabolismo della serotonina, riuscendo quindi a mantenere alto il livello di questa nel cervello. Il risultato è un notevole miglioramento dell'umore. Rispetto ai classici antidepressivi sintetici, l'Erba di San Giovanni ha il vantaggio di costare molto di meno, non richiede ricetta e inoltre può essere somministrato anche a bambini e adolescenti.

mercoledì 17 dicembre 2008

Gli alberi di Natale “finti” sono meno ecologici di quelli veri.

Gli ecologisti natalizi ora dovranno ricredersi. L’utilizzo di un alberello di Natale di plastica ha un maggior impatto sull’ambiente rispetto all’utilizzo di un vero abete. Lo dichiara Clint Springer, botanico ed esperto in riscaldamento ambientale dell’Università di Saint Joseph a Philadelphia. Come possiamo leggere su Livescience, uno degli aspetti negativi dei finti alberi è legato al suo smaltimento. Essendo composti di PVC (polivinile) non sono ne biodegradabili ne riciclabili . Si calcola che occorrono circa 200 anni per avere una degradazione completa in discarica e la loro combustione libera sostanze nocive. Se poi mettiamo in conto che per la loro realizzazione viene bruciato petrolio con la conseguente immissione in atmosfera di gas serra, il quadro è completo. Un albero vero, invece, nonostante necessiti di fertilizzanti per crescere, assorbe in tutta la sua vita più di una tonnellata di Co2, principale gas serra. In più se questo viene acquistato ancora con le radici può essere ripiantato dopo le feste. Clint Spinger consiglia inoltre di sostituire le classiche illuminare con quelle che usano tecnologia LED. "Così" spiega "avremo anche un minore consumo energetico".

martedì 16 dicembre 2008

Toglietemi tutto ma... non la mia connessione ad internet

Una donna su due e un maschio su tre preferiscono rinunciare al sesso per due settimane, piuttosto che essere privati della connessione web per lo stesso periodo di tempo.
Questo è quanto emerge da un’indagine commissionata da Intel e svolta su un campione di 2000 adulti.
Il sondaggio condotto da Harris Interactive ha messo in luce che il 46% delle donne è disposta a rinunciare ai piaceri della carne per due settimane, ma non è disposta a stare senza una connessione ad internet per lo stesso periodo di tempo. La preferenza per internet a scapito del sesso è più frequente (52%) nelle donne di età compresa tra i 35 e i 44 anni, mentre la fascia di età compresa trai 18 e i 34 anni è leggermente meno incline (49%) a questa rinuncia. Questo curioso fenomeno non riguarda però solo il gentil sesso: anche gli uomini preferiscono trascorrere il loro tempo in rete piuttosto che dedicarsi al partner anche se in percentuale minore: l’indagine ha rivelato infatti che solo il 30% dei maschi rinuncerebbe più volentieri a due settimane di sesso pur di non rimanere senza una connessione ad internet. In questo caso sono i più giovani però ad essere propensi a rinunciare al sesso (39%), mentre nella fascia di età 35-44 l'attività sessuale è preferita nel 77% dei casi.

venerdì 12 dicembre 2008

Magnapinna: un "Mostro marino" nel Golfo del Messico


Lo scorso Novembre il National Geographic News è venuto in possesso di questo breve filmato che immortala un rarissimo esemplare di Calamaro Gigante del genere Magnapinna.
Il filmato, realizzato dagli operatori di una stazione petrolifera nel Golfo del Messico ad una profondità di quasi 2.500 metri, risale al 11 Novembre del 2007. Il calamaro incrocia per pochi secondi l’obbiettivo agitando le sue due grosse pinne laterali e trascinando appresso a se i suoi 10 lunghissimi bracci.

Oggi sappiamo che questa famiglia di cefalopodi (Magnapinnidae) vive negli oceani di tutto il mondo a profondità superiori ai 1200 metri. Il primo esemplare ritrovato (Magnapinna pacifica) venne classificato nel 1998. Oggi sono note solo quattro specie della famiglia Magnapinnidae, tutte appartenenti al genere Magnapinna. Due di queste, Magnapinna talismani e Magnapinna atlantica, sono state classificate tra il 2001 e il 2006. Nel 2007 è stata individuata anche una quarta specie, rimasta però ancora senza nome.

giovedì 11 dicembre 2008

1 Dicembre 2008. Congiunzione astrale tra Luna, Venere e Giove

Dicembre non poteva iniziare in un modo migliore per gli appassionati di Astronomia. Nei primi giorni del mese, Luna, Venere e Giove infatti ci hanno regalato uno spettacolo raro e affascinante, osservabile ad occhio nudo da tutte le parti del pianeta. Una Luna in fase crescente si è posizionata, poco dopo il tramonto, tra Venere e Giove, allineandosi perfettamente con loro.
La congiunzione astrale tra i due pianeti, iniziata il 26 Novembre è ancora osservabile guardando ad ovest qualche ora dopo il crepuscolo. Venere, bianco e luminoso rimane in basso a sinistra, Giove è invece piccolo e giallo ed è posto in alto a destra

Blatte in Fuga

Le Blatte fuggono dagli attacchi dei predatori seguendo sempre quattro traiettorie preferenziali. Questo è quanto emerge da uno studio effettuato da Pietro Domenici ricercatore dell’ Iamc-Cnr di Oristano, i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista Current Biology.
Benché Pietro Domenici generalmente si occupi della locomozione negli animali marini, in questo caso, ha condotto uno studio su un insetto. Con la collaborazione di Jonathan Bacon e David Booth della University of Sussex, e Jonathan Blagburn della Universidad de Puerto Rico è stato analizzato il comportamento della Periplaneta americana (comune Blatta alata diffusa su tutto il pianeta), in situazioni di pericolo.

Gli scarafaggi” spiega il ricercatore italiano “fuggono seguendo quattro traiettorie preferenziali, ad angoli di circa 90, 120, 150 e 180 gradi dall’attacco, mentre rare sono le fughe lungo traiettorie intermedie. I risultati mostrano, ad esempio, una frequenza quattro volte maggiore a 120 gradi rispetto a 110”, prosegue il ricercatore dell’Iamc-Cnr. “Lo scopo delle traiettorie preferenziali, probabilmente, non sta nella scelta di queste particolari angolature, ma nel generare la massima imprevedibilità nella fuga, e quindi la difficoltà nel predatore di apprendere un modello ripetitivo dal comportamento della preda”.
La scoperta di traiettorie preferenziali mette in luce la necessità di rivedere le precedenti teorie sui meccanismi neurofisiologici che generano la direzione di fuga negli scarafaggi ed in altri animali. Tali ricerche, potrebbero pertanto permettere lo sviluppo di una teoria generale su come gli animali generano imprevedibilità per sfuggire ai predatori.